Famiglia e media digitali L’approfondimento

Pastorale«Oggi non so come vestirmi, che tempo farà? Controllo la mia app per il meteo e decido».   «Quest’estate il campo-famiglie sarà in montagna: sulla pagina facebook della Pastorale Familiare hanno già creato l’evento». «Dal gruppo whatsapp dei genitori ho saputo che a maggio ci sarà una gita alla fattoria didattica». Questi pochi esempi danno un’idea di come le nuove tecnologie e i nuovi media fanno ormai parte della nostra vita.

Se pensiamo che in Italia la rete ha iniziato a diffondersi intorno agli anni 2000, Facebook nel 2008 e Snapchat nel 2011, possiamo farci un’idea del tipo di rapporto che potremmo avere con questi strumenti. Qualcuno di noi forse ha conosciuto tutti i passaggi: ha iniziato a comunicare con le e-mail, poi ha utilizzato internet come fonte di informazioni, poi ha iniziato a utilizzare Whatsapp, poi si è registrato su Facebook o su Instagram, e via di seguito.

I «millennials» (ragazzi nati intorno al 2000), invece, hanno trovato tutti questi strumenti a disposizione, hanno sempre visto i loro genitori col cellulare-smartphone in mano, hanno usato il tablet da piccolissimi, hanno conosciuto una Tv con un numero ormai indefinito di canali e senza limiti di orario.

In questa vastità di nuovi media e nuove tecnologie, i genitori possono essere disorientati su come educare i bambini e i ragazzi all’utilizzo dei nuovi media. Ragionando per estremi, da una parte potremmo mettere gli entusiasti che pubblicano le foto dei propri bambini, che scelgono di dargli lo smartphone non appena riescono a leggere e scrivere, dall’altra potremmo mettere i timorosi che vorrebbero controllare ogni cosa, che vedono il cyberbullismo e la dipendenza da internet in ogni ora di attività online.

La competenza mediale va ben oltre la semplice padronanza tecnica, riguarda anche la capacità di comprendere cosa accade con le informazioni digitali e la capacità di giudicare con spirito critico la credibilità dei contenuti. Da questo punto di vista, tutti i genitori possono diventare maestri e accompagnatori.

Come si può fare?

Alla base c’è un buon dialogo genitori-figli: sarà facile parlare degli interessi e delle abitudini dei ragazzi online, delle loro chat, dei giochi e dei social network. Visto che i ragazzi sono più abili, è sempre efficace mettersi in posizione di ascolto e chiedere che ci spieghino cosa significano certi termini o quali sono le tendenze più diffuse. Di solito sono molto fieri di mostrare quello che sanno.

Man mano che i figli diventano più grandi, si passerà da obiettivi di controllo e verifica a obiettivi di confronto, scambio di informazioni e aiuto solo in caso di richiesta.

Per iniziare:

– Stabilite delle regole (sull’uso di internet o dello smartphone): Mettete in chiaro come ne verificherete il rispetto.

– Fate in modo che le regole permettano un buon equilibrio tra attività del tempo libero con internet e senza internet: prevedete attività sportive e attività all’aria aperta.

– Incoraggiate i vostri figli a parlare di incontri spiacevoli fatti in Internet, di commenti molesti o di contenuti scioccanti (violenza, pornografia) incontrati nella rete: non rimproverateli, ma cercate soluzioni assieme.

– Informatevi sui principali rischi nell’utilizzo dei media e discutete con i vostri figli su come ci si può proteggere.

– Controllate le indicazioni sull’età minima e il contenuto di videogiochi e film.

– Utilizzate i dispositivi di sicurezza nei cellulari e in Internet.

L’accompagnamento degli adulti porta i ragazzi a vivere anche in internet in modo consapevole, cioè avendo sempre presente se stessi e il proprio corpo, quello che fa e quello che è!

Grazia Sanna

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