Non potete servire Dio e la ricchezza: o l’uno o l’altra XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca

(forma breve)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

(Lc 16, 10-13)

Commento a cura di Emanuele Mameli

Più volte in queste settimane il Vangelo ha insistito sul pericolo delle ricchezze materiali: l’uomo fa affidamento sulle ricchezze per la propria stabilità e molto spesso proprio la ricchezza è fonte di affanno per il cuore dell’uomo, ma soprattutto generatrice di cupidigia – il desiderio di avere di più – e alla base delle ingiustizie tra gli uomini.

Il discepolo, è chiamato a fare la sua scelta per il Signore e per il Vangelo, a vivere nel «poco» la propria fedeltà a Dio, ad agire con accortezza, con attenzione, con risolutezza, per tutto ciò che riguarda il Regno di Dio, la vera ricchezza che gli appartiene.

Il racconto della parabola dell’amministratore disonesto non è chiaramente una lode da parte del Signore al comportamento scorretto di colui che gestisce beni altrui.

Quell’uomo, davanti ad una situazione d’emergenza, quando era in gioco tutto il suo avvenire, ha dato prova di due cose: di estrema decisione e di grande scaltrezza.

Ha agito prontamente e intelligentemente, anche se non onestamente, per mettersi al sicuro. Questo – dice Gesù ai suoi discepoli – è ciò che dovete fare anche voi, per mettere al sicuro, non l’avvenire terreno ma quello eterno. Cioè, con la stessa decisione e con la stessa creatività datevi da fare per custodire e far crescere la vera ricchezza della vostra vita: Gesù e il Vangelo, la fede ricevuta in dono, l’amore che a piene mani siamo chiamati a far circolare.

Quanta cura mettiamo, infatti, per le cose di questo mondo; da quante urgenze ci lasciamo prendere, mentre talvolta per le cose di Dio siamo trascurati, rimandando di domani in domani il proposito di una nostra autentica e reale conversione.

Quante volte la nostra stessa intelligenza che si mette a servizio degli interessi umani nel programmare, gestire, accumulare, non è a servizio del Regno di Dio per aiutarci a comprendere come possiamo con creatività amare il Signore e amare i fratelli.

In definitiva, quanti programmi e resoconti per pianificare la nostra vita terrena, anche allo scopo di ottenere benefici immediati, e poi magari perdere di vista la salute dell’anima.

Tutta questa eccessiva preoccupazione per «la ricchezza», per le cose che passano, non fa altro che dare una direzione iniqua alla nostra vita, distogliendoci da ciò che è veramente importante e impedendoci di servire con mani libere e pure solo il Signore.

Anche le ingiustizie sociali, quelle che contribuiamo anche a noi a creare, hanno come radice questo interesse esasperato per se stessi e il proprio vantaggio.

È l’idea dello «sperperare» guardando solo il proprio tornaconto e chiudendo il proprio cuore alla condivisione e alla fraternità.

«Non potete servire Dio e la ricchezza».

O il Signore, o gli idoli affascinanti ma illusori. Questa scelta che siamo chiamati a compiere si ripercuote poi in tanti nostri atti, programmi e impegni.

È una scelta da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti. 

Il vero investimento che dura per sempre e per il quale affannarci veramente è l’amore: accolto come dono di Dio, donato a piene mani ai fratelli, soprattutto coloro che tendono bisognosi la mano ed il cuore.

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