Vedranno il Figlio dell’Uomo venire sulle nubi XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.

In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre». 

(Mc 13, 24-32)

Commento a cura di Emanuele Mameli

Ci raggiunge, in questa domenica, il dono di una Parola di Dio ricca di immagini, di espressioni e di visioni tipiche del linguaggio apocalittico decisamente orientato a raccontarci cosa ci aspetta alla “fine” di tutto.

Una fine che non sappiamo né quando e nemmeno come sarà, che comunque ci appartiene e che, in piccola parte, già sperimentiamo nella trama dei nostri giorni.

Tutti, ognuno per il suo e così come la vita si presenta a ciascuno, facciamo i conti con il senso di precarietà e di fine che possiamo anche chiamare sgomento, così come descritto a tinte oscure dalla Parola di Dio: ognuno di noi ha davanti agli occhi ciò che nella sua vita ha impresso quel senso di fragilità e di insicurezza destinati a esplodere quando «l’improvviso» ha fatto irruzione sovrastandoci dentro.

Inevitabilmente facciamo parte anche noi di questa storia che passa, che si consuma e lascia dietro sé rovine interiori, macerie di tristezza e di disperazione, fiumi di lacrime impossibili da asciugare.

La parola di Gesù, dentro questo assurdo e inaccettabile scenario non lontano da noi ma veramente parte di noi, ci invita alla speranza. Perché Gesù, c’è! È con noi.

Anche se non lo vediamo scortato dalle schiere degli angeli, Gesù silenziosamente, senza sostituirsi alla nostra libertà, ci accompagna nelle alterne vicende della nostra vita.

È questa la nostra fede! Gesù condivide con noi la prova, la solitudine, l’abbandono, lo sgomento.

Sa cosa vuol dire il cielo che si oscura: si era oscurato anche nel suo Venerdì santo.

Sa quanto fa male soffrire e fare i conti con il dolore vivendo nella sua pelle il tradimento degli amici, la solitudine, l’ingiusta persecuzione, il silenzio della morte.  Gesù c’è per accompagnarci in tutto ciò che si chiama vita, in tutto ciò che della vita porta il contrassegno del buio, dell’inaccettabile, del non-senso, della croce.

E finché c’è Gesù nella nostra vita e nella storia, finché c’è lui, il Risorto, c’è sempre un tenero ramo da cui spuntano le foglie per ricordarci che l’estate è vicina, che il sole riprende a splendere e a scaldare. Il suggerimento dell’evangelista Marco è quello di essere sempre pronti, vigilanti, capaci di saper leggere e riconoscere i segni dei tempi per vivere nel Signore la storia che passa e che gradualmente si rinnova consumandosi.

Come abbiamo imparato a riconoscere nella natura il mutare delle stagioni a partire dai semplici e fragili indizi di novità delle piante e di tutto il creato, così siamo chiamati a saper riconoscere nella vita, in noi e attorno a noi, i segni attraverso i quali il Signore ci chiama, ci invita a conversione, ci incoraggia a vivere nell’amore gratuito e attivo.

Anche se le cose sembrano così fragili e sempre in prossimità di finire, la presenza del Signore rimane: «… le mie parole non passeranno mai».

La Parola di Gesù non passa: ci edifica nella nostra interiorità, agisce nella nostra anima, nell’irripetibilità e unicità di ciascuno. È, perciò, ascoltando, accogliendo e vivendo le parole di Gesù che cogliamo davvero l’essenziale, l’importante della vita, ciò che rimane e ci accompagna per sempre.

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