Il buon profumo che risana le ferite: no la cultura dell’indifferenza

Il Messaggio in vista del XXIII Congresso nazionale di Pastorale della Salute

Cagliari si prepara ad accogliere il XXIII Congresso nazionale di Pastorale della salute, organizzato dalla Conferenza episcopale italiana.

Dal 9 al 12 maggio prossimi, congressisti di tutta Italia discuteranno su un tema di sorprendente concretezza «Dall’odore al profumo».

Insegnava Italo Calvino che «l’odore subito ti dice senza sbagli quel che ti serve di sapere; non ci sono parole, né notizie più precise di quelle che riceve il naso».

Gli odori evocano luoghi e persone e accendono emozioni.

Un cattivo odore allontana, mentre un buon odore, per contro, attira.

Si dice spesso che ogni malattia ha un suo odore, che il naso della persona esperta può intuire e riconoscere.

Purtroppo, l’olfatto può anche istintivamente allontanarci da quanti esprimono il proprio malessere nell’odore del sudore, dell’alito o delle piaghe.

Per superare la tentazione di tenerli a distanza occorre «generare quel passaggio dall’odore sgradevole della malattia al profumo che emanano le buone azioni di cura», come spiegano gli organizzatori del Convegno.

Si racconta che San Camillo serbasse gelosamente alle proprie cure proprio i malati più ripugnanti per le piaghe infette, e che facevano storcere il naso agli altri curanti.

Per noi cristiani, la carità delle azioni di cura manifesta al mondo il buon odore di Cristo (2Cor 2,15).

L’olfatto è considerato come elemento che appartiene alla sfera della cura, chiamata a debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente.

Prendersi cura indica l’azione che conduce alla guarigione: essere attenti, aver premura, prendersi a cuore chi sta male, facendosi carico della sua situazione e operando per la sua salute con delicatezza e rispetto.

Al contrario l’incuria si esprime come indifferenza (di chi guarda da un’altra parte) ed egoismo individualista (di chi persegue soltanto il proprio interesse).

Diventiamo incuranti quando siamo sordi alle domande della realtà, specie della sua parte più fragile.

L’incuria è, purtroppo, uno dei tratti del nostro modello sociale che tollera tante diseguaglianze, come frutto di indifferenza e individualismo.
Il buon profumo.

Recentemente il Santo padre ha scritto che «la cultura della cura costituisce una via privilegiata per la costruzione della pace».

La cura esige un impegno comune per proteggere la dignità e il bene di tutti, promuovendo il rispetto mutuo e l’accoglienza reciproca.

Speriamo con tutto cuore che il profumo della cura giunga in Ucraina e in tutte le terre nelle quali prevalgono i rumori delle armi e l’odore della morte.

Il superamento di questo limite viene dal miglioramento delle capacità e competenze umane ed ancor di più è garantita dalla grazia e dalla forza che vengono dallo Spirito.
Il buon profumo.

Cagliari – la città del sole – dà il suo benvenuto ai congressisti e ringrazia la Cei per l’attenzione così prestata.

Lo fa offrendosi nella sua bellezza «aspra, pietrosa, con mutevoli colori tra le rocce, la pianura africana, le lagune, con una storia tutta scritta e apparente nelle pietre, come i segni di un tempo sul viso» (Carlo Levi), e con i suoi buoni profumi del mare e degli stagni, dei giardini, di Monte Urpinu, Monte Claro e del Poetto.

Ci auguriamo che il profumo della buona cura impregni sempre più questa nostra città chiamata a esprimere la bellezza e la grazia della vita.

Giuseppe Baturi – Arcivescovo

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