Disse loro Gesù: «Voi stessi date loro da mangiare»

Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo (Anno C)

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».

Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare».

Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».

C’erano infatti circa cinquemila uomini.

Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.

Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

(Lc 9,11b-17)

Commento a cura di Gabriele Semino

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo ci permette, a partire dal Corpo di Gesù, di soffermarci sul corpo della Chiesa e sui nostri corpi. Veniamo da due anni abbondanti di pandemia.

Tanti corpi si sono ammalati per il virus, per l’isolamento e la solitudine, perché non hanno potuto accedere alle ordinarie e periodiche terapie di cura a motivo dello stress che ha colpito il sistema sanitario.

Il corpo è ciò che, immediatamente, ci contraddistingue e distingue.

Mi pare che l’immagine geometrica che meglio identifica questa solennità sia quella della spirale. Un’immersione sempre più profonda nell’intimità di ciò che siamo.

Abbiamo un corpo, ma siamo soprattutto un corpo. Il nostro corpo umano è, dall’eternità, modellato sul corpo di Cristo.

Un corpo che ha abbracciato, guardato, accarezzato, spezzato il pane, lavorato il legno e il ferro, riposato, camminato, toccato le piaghe.

Un corpo che si è offerto sino alla consumazione di se stesso, che è stato sfigurato, che è morto, che è risorto e si è fatto vedere risorto e con i segni della passione patita.

Gesù ha un corpo, che è centrale nella sua vicenda. Forse anche per questo ritiene centrali i nostri corpi.

Il Vangelo di questa domenica, che racconta l’episodio della moltiplicazione (o, forse, meglio sarebbe dire: divisione) dei pani e dei pesci, parte da una nota molto importante: inizia a narrare la vita nel regno di Dio alle folle che lo cercano e guarisce i corpi malati di coloro che hanno bisogno di cura.

Attraverso il suo corpo Gesù si prende cura dei corpi sofferenti di chi incontra.

Il nostro bisogno di cura incontra in Gesù colui che ha in cuore il desiderio di prendersi cura di noi.

Questa corrispondenza alimenta il nostro desiderio di ricercarlo e di seguirlo.

Sulla base del desiderio del Signore di prendersi cura delle malattie del nostro corpo e del nostro cuore, mi sembra di poter leggere l’episodio evangelico che questa domenica ci propone come l’anticipo della rigenerazione definitiva a cui siamo chiamati.

La fame è simbolica di ogni bisogno umano.

La fame è la mancanza che può essere colmata solo ricorrendo a qualcosa e qualcuno di esterno.

La fame non può essere colmata in se stessi, ma solo attraverso un movimento di uscita da sé.

Di ricerca di aiuto, di accoglienza riconoscente dell’aiuto trovato.

Quei pani spezzati e quei pesci divisi, quel cibo condiviso con una folla in attesa è il segno di una risorsa di vita che incontra la precarietà dell’esistenza umana.

Una risorsa abbondante, esagerata si potrebbe dire.

La cura che Dio manifesta per l’umanità non è misurata sui bisogni nostri, bensì sul suo cuore, che è smisurato.

Questo miracolo, questa divisione che appare una moltiplicazione, è solo l’anticipo del dono totale di sé che il Signore Gesù compie morendo e risorgendo. 

Nell’Ultima Cena il pane e il vino sono segni del suo corpo e sangue donato non nei segni ma nella realtà della croce e della risurrezione. 

Se il Signore si prende cura della nostra vita di passaggio su questa terra è per tenere nel nostro cuore la consapevolezza certa che ci ha preparato un posto per la nostra vita nel Regno.

È solo questione di pazienza e di attesa del Giorno definitivo. Nel frattempo lui, il Signore, continua in ogni giorno provvisorio a prendersi cura di noi. Pazientiamo con Lui.

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