Etica della responsabilità e coscienza individuale Le azioni che ciascuno di noi compie si riverberano sugli altri

Riprendiamo le pubblicazioni, dopo la pausa di agosto, in un clima di incertezza e paura.

Fino a un mese fa molti pensavano che il peggio fosse passato, che la tragica chiusura delle settimane di primavera fosse un brutto ricordo e che in estate avremmo potuto fare ciò si è sempre fatto, ma la scelta si è rivelata deleteria.

Siamo nuovamente in piena crisi da pandemia, con le cronache che mostrano il totale disprezzo delle regole di comportamento dettate dal buon senso e indicate dalla scienza.

Quest’ultima poi sembra essere nel mirino di chi, pur non avendo titoli, specula, rilascia dichiarazioni e assume provvedimenti senza alcuna competenza specifica in materia.

Lo spiega molto bene il dottor Giuseppe Frau, medico della Caritas diocesana: senza il rispetto delle regole indicate dalla scienza, il rischio è di tornare al famigerato «lockdown», alla chiusura, se pur parziale, che sarebbe comunque dolorosa per l’Isola o per le zone interessate.

Dati alla mano in Sardegna l’incremento dei casi di positività da Covid -19 si è sviluppato a causa dei contatti molto più frequenti tra individui che non hanno rispettato le regole e dall’importazione di positivi al coronavirus.

Diversi contagi sono poi riconducibili alla riapertura delle discoteche.

«Aprirle è stato un errore», ha detto, dal suo letto di ospedale,  Walter Valloni, imprenditore molto noto nella movida romana, e gestore del «Sottovento», uno dei locali più rinomati della Costa Smeralda.

Un’ammissione tardiva, che fotografa come in alcune decisioni abbia prevalso più la logica del portafoglio e del business che la tutela della salute pubblica.

Il Presidente della Regione, Christian Solinas, ha annunciato azioni legali per la campagna mediatica, orchestrata dai media nazionali ed europei, sull’incremento dei positivi al coronavirus, con conseguenti danni all’economia dell’Isola.

I numeri fanno notizia e l’aumento dei dati doveva quindi essere raccontato, evitando però i titoli ad effetto, di certo non attinenti alla realtà dei fatti, così come accaduto per Carloforte, i cui abitanti hanno sperimentato sulla propria pelle l’effetto delle prime pagine per fatti legati al coronavirus.

La stampa nazionale ha anche raccontato i tanti, troppi, episodi di mancanza di responsabilità e di coscienza individuale.

Come lo scorso 26 agosto quando un quotidiano ha raccolto la testimonianza di una coordinatrice di un’equipe di medici, operante nel porto di Civitavecchia.

A detta della dottoressa diversi individui trovati positivi hanno eluso la quarantena.

Anzi, nonostante il referto di positività, qualcuno ha pensato bene di recarsi a giocare a calcetto, con la seria probabilità di contagiare i compagni di partita.

Sta forse tutta qui la vera ragione dell’incremento dei casi: la mancanza di etica della responsabilità e di coscienza individuale.

La soluzione dei problemi passa anche e soprattutto attraverso le azioni che ciascuno di noi compie, i cui riflessi si riverberano sulla vita delle persone che ci passano accanto, con buona pace di chi predica l’individualismo esasperato.

Il nostro agire, piaccia o meno, provoca conseguenze in tutto ciò che ci sta vicino, siano persone o cose.

La libertà di ciascuno di noi termina dove inizia quella dell’altro: recuperare questa dimensione è più che mai urgente.

Roberto Comparetti

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