Gesù in persona stette in mezzo a loro

III Domenica di Pasqua (Anno B)

In quel tempo, i due discepoli che erano ritornati da Emmaus narravano agli Undici e a quelli che erano con loro ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.

Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».

Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».

Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».

Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

(Lc 24,35-48)

In questo numero è don Giuseppe Spiga, missionario «fidei donum» in Brasile, a commentare il Vangelo. Grazie a suor Nolly Jose Kunnath per il servizio reso nelle ultime settimane.

Commento a cura di Giuseppe Spiga

Chilometri in auto su strade inventate dal tempo e dai passi degli uomini, sentieri in moto tra polvere e fango, attraversando ponti di tronchi instabili, in canoa su territori invasi dall’acqua del tempo delle piogge, ore a piedi per arrivare al villaggio, per il Vangelo, per annunciare: «Pace a Voi!». 

Ai primi, increduli, testimoni del morto-risorto, Gesù sembra un fantasma e per dimostrare che non lo è deve mangiare con loro: di questo siamo testimoni.

Come i due discepoli ci raccontiamo quello che è successo durante il cammino e come l’abbiamo riconosciuto nello spezzare il pane.

Condividere il pane con chi oggi non ce l’ha, con chi spera ancora di essere incontrato da Gesù, nel fratello  e nella sorella che lo riconoscono come il più piccolo, bisognoso di aiuto, perché affamato, carcerato, infermo, solo e abbandonato: di questo noi siamo testimoni. 

La gioia e lo stupore di quanti, in questa Amazzonia, non celebrano l’Eucarestia da anni, non per pigrizia di andare a Messa o perché hanno altre priorità, ma esclusivamente perché abitano nella foresta e i pochi sacerdoti presenti nella diocesi non riescono a raggiungere i vari villaggi, se non una volta ogni tanto: di questo siamo testimoni. 

La fede viene conservata dopo il primo annuncio e anni di assenza del sacerdote, senza ricordare le risposte alla Messa ma preservando nel cuore la presenza viva di Cristo, non visto come un fantasma ma quale presenza efficace e vera, che ha condiviso con loro la sofferenza della croce, della povertà, dell’abbandono ma anche  la gioia della libertà, della vita nuova, della risurrezione: di questo siamo testimoni. 

Siamo testimoni che, cominciando da Gerusalemme, continuiamo a predicare a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati.

Siamo arrivati lontano da Gerusalemme, abbiamo raggiunto gli estremi confini della terra, ma c’è ancora tanto da annunciare, ri-annunciare, gridare al mondo «Pace a voi!». 

Ancora tanta gente è sconvolta e piena di paura, la nostra presenza, la nostra testimonianza di vita evangelica, la nostra vita di risorti con Cristo può fare la differenza, dipende da me, da te, da noi. 

Possa Gesù Risorto, ancora una volta, aprire la nostra mente per comprendere le Scritture che ci insegnino l’amore a Dio, misurato dall’amore verso il prossimo, con il «pane» che sapremo capaci di spezzare con i fratelli e le sorelle che condividono con noi questo spazio e questo tempo. 

Buona Pasqua, con la speranza che coloro che saranno cristiani nelle future generazioni possano narrare ciò che è accaduto lungo la via e come l’avranno riconosciuto nello spezzare il pane affermando: di questo noi siamo testimoni.

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