Gesù le disse: «Fanciulla, io ti dico: Alzati!»

XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare.

E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva».

Andò con lui.

Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.

Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?».

Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!».

E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.

Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte.

Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme».

E lo deridevano.

Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina.

Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!».

E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni.

Essi furono presi da grande stupore.

E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare

Forma breve (Mc 5, 21-24.35b-43)

Commento a cura di Walter Onano

Il brano evangelico di questa XIII domenica del Tempo Ordinario, si trova nell’opera di Marco che descrive il ministero di Gesù in Galilea.

È il racconto della guarigione di una donna che pativa perdita di sangue e della resurrezione della figlia di Giairo.

Gesù è impegnato a combattere contro la malattia e la morte.

Davanti a queste due realtà ed esperienze della vita ci sentiamo tutti uguali: la malattia e la morte, poveri e ricchi, uomini e donne, potenti e meschini.

Tutti siamo difronte a questa esperienza.

Ed è l’esperienza che fanno i due personaggi del Vangelo di oggi.

Giairo e l’emorroissa sono personaggi che ci mettono davanti alla nostra piccolezza, alla nostra impotenza, ai nostri limiti.

Fortunati coloro che semplicemente si rendono conto di essere creature che hanno bisogno del Creatore.

Ecco, i due personaggi che ci mostra il Vangelo odierno, si rendono conto proprio di questo.

Di aver bisogno di essere creature che devono essere ristabilite nella pace e nella serenità e nella salute.

Per questo non hanno paura di accostarsi al Signore nonostante tutto.

Vediamo che le due scene hanno qualcosa che non viene compreso, non viene recepito dalla folla.

Mentre Giairo cammina e si avvicina a Gesù, gli viene detto che la figlia è morta, ma Gesù gli controbatte: «Tua figlia non è morta ma dorme».

E quasi tutti deridono il Maestro.

Sembra quasi di rivedere certi atteggiamenti della nostra vita, che spesso ci portano a disperare della fede, e dire tutto è morto.

Non c’è niente da fare. Invece la speranza cristiana ci invita a dire: non è morta, ma dorme.

Si rialzerà.

Il Signore con la sua potenza la risusciterà.

La farà rinascere nuova.

Giairo ha la capacità di accostarsi al Signore, di sperare e aver fede in Lui in un modo nuovo.

Diverso dalla folla che si ferma alla mera constatazione dell’evento.

La fede ci spinge invece ad andare oltre.

Ad assumere la nostra realtà, la contingenza del nostro vivere, come un qualcosa che può essere salvato nella potenza salvatrice di Cristo.

Lo stesso ci insegna l’emorroissa, che mentre la folla si accalca verso Gesù, prende coraggio e tocca il suo mantello.

Dunque Giairo e questa donna malata sono due persone che hanno il coraggio di accostarsi al Signore con una modalità nuova.

Di fare un passo in più, di compromettersi.

Ecco perché l’affermazione di Gesù che lascia stupiti gli apostoli, in realtà è un invito a uscire fuori.

Chi ha toccato il mio mantello?

L’emorroissa viene chiamata in causa.

Perché hai fatto questo passo in più?

Perché ti sei avvicinata a me e hai toccato il mio mantello? «Sono io Signore». «Va’ la tua fede ti ha salvata».

Lo stesso monito che Gesù rivolge a Giairo. «Continua ad aver fede».

Non fermarti ma continua solo a credere che io posso fare quello che è nel desiderio del tuo cuore.

E in quella stanza dove il corpo freddo della bambina sembra agghiacciare tutta la scena e quasi a vanificare l’intervento di Gesù, ecco che alla voce del Signore «Talità kum» la bambina si alza e riprende a vivere.

Questo verbo ci ricorda la Resurrezione, e ci sprona nella nostra vita costantemente a rialzarci da tutte quelle situazioni che spesso ci compromettono emotivamente, che compromettono il nostro vissuto.

Non basta la buona volontà, abbiamo bisogno dell’intervento del Signore, perché ci ridoni fiducia e una vita nuova, rinnovata.

Una vita che abbia la capacità di riprendere il cammino.

Ecco l’insegnamento di quest’oggi è quello dunque di porre la nostra fiducia incondizionata in Gesù.

Perché là dove sentiamo più pesante il nostro vivere, Egli ci aiuti a rialzarci e a proseguire il nostro cammino della vita con nuovo entusiasmo e nuova forza.

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