Essere testimoni credibili, facendosi vicini ai giovani per ascoltare le loro esigenze Le icone bibliche per la pastorale giovanile

iconeDal 23 al 27 agosto si è tenuto a Fontana e s’ozzu (Cuglieri), presso il Centro di spiritualità giovanile dei padri Concezionisti, il corso regionale di Icone bibliche per la Pastorale giovanile, tenuto dal vescovo di Alghero-Bosa, Mauro Maria Morfino, e dall’equipe regionale della Pastorale giovanile con il responsabile don Enrico Perlato, della diocesi di Oristano. Il corso ha visto la partecipazione di operatori ed educatori giovanili, che si sono confrontati con relatori esperti del settore, per conoscere più a fondo il mondo giovanile, le difficoltà e le risorse, per impostare una pastorale sempre più vicina alla vita reale.

Tema del corso «Abitare il presente. Giovani e fede. Quali sono i miti e gli idoli dei giovani», è stato affrontato fin dalla prima sera, con la visione del film di Ken Loach, «Il mio amico Eric», mettendo in evidenza come i giovani vivano in un contesto familiare frammentato, disordinato, spesso nell’assenza di dialogo con gli adulti. L’idolo allora è il modello a cui fare riferimento per costruire la vita, anche se sbagliato.

Nella seconda serata la psicoterapeuta Pasqualina Pippia ha illustrato alcune delle difficoltà che incontrano oggi i nostri giovani: miti/idoli sono calciatori, cantanti, veline, modelle, attori, ma anche il telefono cellulare, a cui i giovani si «attaccano» in modo a volte ossessivo-patologico.

Questi sono indice di disagio nel rapporto personale, nelle relazioni amicali, familiari, scolastiche, e nella società, sintomo di un malessere diffuso che investe anche il mondo degli adulti, spesso incapaci di vivere il proprio ruolo.

La terza serata ha visto la testimonianza di Carlo Cabras, insieme a Gianmarco Sale, che attraverso il linguaggio musicale raccontano il vangelo ai giovani: l’arte penetra la bellezza e la comunica, e la musica è un veicolo di grande comunicazione per i giovani.

Di linguaggi nuovi ha parlato anche don Giordano Goccini, responsabile del Servizio di pastorale giovanile della diocesi di Reggio Emilia invitandoci a re-impostare il linguaggio della catechesi e della pastorale in una modalità più consona ai giovani, per avvicinarli e relazionarsi con loro, utilizzando il metodo narrativo-simbolico, valido strumento per entrare dentro il testo biblico, in tensione drammatica. Le mattine padre Mauro ha tenuto quattro «lectio» sulla parola di Dio in Genesi 1-3, introducendoci nel mistero del disegno di Dio nella creazione.

Testi sapienziali che descrivono il progetto di Dio, la sua attuazione, la responsorialità dell’uomo in piena libertà, e la capacità del progetto divino di continuare a sanare e portare salvezza anche quando l’uomo introduce il peccato.

Di fronte a queste esigenze alte, ci si interroga su come, nell’oggi, si possano declinare le dimensioni del dialogo, dell’ascolto della parola e del tempo che ci è stato donato. Sono dati antropologici fondamentali, che in una scelta cristiana acquistano lo spessore della testimonianza.

Oggi occorre che adulti, e quanti operano nel settore giovanile, imparino a essere essi stessi testimoni credibili, facendosi vicini ai giovani nell’ascoltare le loro esigenze e nel dialogare con loro, perché realmente i giovani cercano modelli di riferimento per la vita, per essere felici. In fondo è ciò che tutti cerchiamo, grandi e piccoli, ed è bello cercarlo insieme.

Silvia Caredda

RIPRODUZIONE RISERVATA
© Copyright Il Portico