La mia prima Pasqua in missione a Mbeya

Ci scrive Giada Melis, missionaria «Fidei donum» in Tanzania

Carissimi,

vi scrivo durante il tempo della Settimana Santa per unirmi a voi tutti nella preghiera davanti al Mistero della morte e resurrezione del Signore.

È la prima Pasqua che trascorro in Tanzania.

La processione della Domenica delle Palme mi ha già dato modo di sperimentare che la giovane Chiesa africana vive il Mistero con gioia e profondità.

I bambini ed adolescenti, orfani e disabili, ospiti della Casa «Joseph Allamano» stanno bene e vi salutano, insieme a tutta la comunità parrocchiale. In questi mesi ho potuto vedere, giorno dopo giorno, i loro piccoli progressi grazie ai «mazoezi» («esercizi» di fisioterapia).

Ed ho potuto conoscere, durante le attività pomeridiane all’aperto, nel cortile del Centro di formazione parrocchiale “Joseph Allamano”, dove abito, tanti bambini, tra cui una decina di orfani che vivono da soli.

Ho scoperto che questa è una realtà presente nei quartieri della città di Mbeya, che è una delle sette città più importanti della Tanzania.

In un report della Caritas diocesana si calcola siano circa 1400.

Sono bambini che sono costretti a vivere soli, spesso per la morte prematura dei genitori.

L’aspettativa di vita della popolazione è 40 – 45 anni. In questo contesto è spontaneo meditare il grido di Gesù Crocifisso: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34; Mt 27,46).

Però ecco la Pasqua è alle porte: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? (…) Siano rese grazie a Dio, che ci da la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!» (1 Cor 15, 54 b.55.57)

Anche se sono presenti tanti segni della Passione del Signore, si possono riconoscere tanti segni della Sua Resurrezione.

Essi sono i sorrisi dei bambini che non si scoraggiano ma giocano con i coetanei; i gesti di attenzione degli adulti, non ancora strutturati, verso i bambini soli; la vivacità di una comunità che celebra i sacramenti con gioia all’alba di ogni giorno; e tanti altri.

In questa lettera di auguri per voi, vorrei lanciarvi anche un appello: perché non diventare voi stessi segno di Resurrezione, scegliendo di trascorrere qui un periodo di volontariato, magari qualche settimana o mese?

Come vi scrivevo questa è la prima Pasqua che trascorro in missione e l’esigenza che qui si avverte di più è la condivisione di beni relazionali insieme all’utilità di competenze specifiche.

Nel Centro di formazione parrocchiale e nella casa “Joseph Allamano” di Shewa, saremmo molto contenti di ricevere visite di persone amiche, con tanta voglia di mettersi in gioco nelle attività educative con i bambini e adolescenti.

Ci sarebbe bisogno di idraulici, elettricisti, meccanici per ripristinare sia la rete idraulica che quella elettrica, qualche elettrodomestico, una macchina.

Negli Ospedali diocesani di Mwambani e Igogwe ci sarebbe bisogno di medici e infermieri.

La lista potrebbe continuare… e sono certa che ciascuno di voi avrebbe qualcosa da dare e da ricevere!

Saluto voi e le vostre famiglie, augurandovi una Pasqua in cui essere voi segni di Resurrezione, con la preghiera e le opere di carità ai vicini e lontani!

Giada Melis

Missionaria Fidei  donum dell’Arcidiocesi di Cagliari a Mbeya, Tanzania

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