Prima la famiglia: il contrasto alla denatalità

Secondo i dati Istat il tempo stringe per invertire la pericolosa tendenza

(Foto Cristian Gennari/Siciliani/Sir)

Per contrastare la denatalità serve una strategia di lungo periodo e il monitoraggio costante dei risultati. Lo dicono i sociologi (ne abbiamo intervistato una), lo dicono le associazioni che promuovono politiche di sostegno alla genitorialità (anche in questo caso abbiamo una voce) ma lo dice anche chi, come Luigi Cimmino Caserta, responsabile dei rapporti istituzionali di «KraftHeinz Italia Plasmon», ha interessi soprattutto economici, dovendo far quadrare i bilanci della società.

L’assunto di Cimmino Caserta è semplice: meno bambini, meno prodotti per l’infanzia meno dividendi per gli azionisti. 

Il tasso di natalità in Italia nel 2023 è stato pari a 1,2 figli per donna (in Sardegna 0,91), con il tasso di sostituzione, che consentirebbe a una popolazione di rimanere stabile, che è invece di 2,1 figli per donna. Numeri lontani dalla realtà.

Intervistato dall’agenzia «Adnkronos» Cimmino si chiede se sia possibile avere o meno un modello in cui l’assistenza sanitaria è garantita a tutti, capace di pagare le pensioni o di avere una crescita del mercato del lavoro.

«Se non c’è una priorità, se non c’è una cultura di andare in questa direzione – ha detto il manager nell’intervista – è palese che fai molta fatica, ci vuole molto tempo e invece bisognerebbe mettere su una piccola task force».

La cura da somministrare è da cavallo.

Non c’è tempo da perdere: il 9 e 10 maggio prossimi sono stati convocati gli Stati generali della natalità, manifestazione promossa dalla Fondazione per la Natalità, con a capo l’ex presidente del Forum delle Associazioni familiari Gigi De Palo, per il quale però non ci sarebbe necessità di realizzare la kermesse se solo ci fosse una cultura capace di avere a cuore il sostegno alle famiglie.

Anche Cimmino Caserta è convinto che «il vero punto sia chiedere il coinvolgimento di tutti e darsi degli obiettivi annuali».

Sul piano politico la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito la necessità di «rimboccarsi le maniche per ricostruire una società amica della famiglia e della natalità».

Papa Francesco ricevendo in Udienza i Membri del Consiglio Nazionale del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (MASCI), in occasione del settantesimo anniversario dalla fondazione ha detto loro a proposito del tema della denatalità.

«Viviamo in un tempo di drammatica denatalità. L’età media degli italiani è 46 anni, l’età media degli albanesi è 23: questo ci fa capire. Una drammatica denatalità in cui l’uomo sembra aver smarrito il gusto del generare e del prendersi cura dell’altro, e forse anche il gusto di vivere».

Ai due elementi che il Santo Padre ha evidenziato è necessario aggiungere l’assenza, se non la carenza, di politiche attive per favorire la genitorialità: laddove queste vengono attuate allora la tendenza viene invertita.

Lo racconta Filomena Cappiello, che insieme al marito Mauro Ledda sono i Coordinatori Nazionali del «Network Family in Italia».

In Trentino da tre lustri tutta l’azione amministrativa pubblica ha al centro il benessere della famiglia, la qualità della vita e la crescita economico-sociale e si raggiungono risultati eccellenti, con le province di Trento e Bolzano che segnano sempre più dati positivi in tutti gli indicatori.

Anzi è in atto una fase in controtendenza: aumenta il numero di famiglie con 3-4 figli, segno evidente che se sostenuti i giovani sono capaci di guardare al futuro con speranza, quella di cui al momento sono privi tanti giovani sardi.

Roberto Comparetti

Prima la famiglia: il contrasto alla denatalità.

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