Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce

IV Domenica di Avvento (Anno B)

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe.

La vergine si chiamava Maria.

Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».

Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

E l’angelo si allontanò da lei.

(Lc 1,26-38)

Commento a cura di Marco Placentino IdR e degli studenti dell’I.I.S.S. L. Einaudi G. Bruno di Muravera

Penso al mondo dell’«avanti Cristo», penso alla quotidianità feriale prima che l’Arcangelo bussasse alla porta del cuore di Maria.

Si attendeva un Messia, ma i secoli gli avevano fatto assumere un volto diverso.

Il popolo si divideva fra coloro che, schiacciati dalle piaghe dell’ingiustizia, avevano perso ogni speranza di cambiamento, e coloro che invece attendevano con trepidazione; entrambi sarebbero rimasti presto sorpresi nel vedere il «Liberatore» nascere fra la paglia e al gelo, in un così piccolo centro abitato che non veniva riportato neppure nelle cartine geografiche.

Il «Sí» di Maria ha rivoluzionato l’universo, ella stessa è rimasta turbata dalla potenza del messaggio accolto nell’intimità della sua anima.

Quella Luce, deposta in una mangiatoia, ha reso nuove tutte le cose.

In una classe delle Superiori ho posto questa domanda: «Qual è stata la sensazione più bella che hai sperimentato dopo aver ricevuto un dono?».

La risposta, nella sua profonda verità, mi ha spiazzato: «Quando mi fecero un regalo di cui pensavo non aver bisogno ma che alla fine è diventato indispensabile».

Anche a me piace pensare così al Natale, come un dono inatteso che scopri poi essere la chiave per capire la tua vita.

Quel Dono ha un volto e un nome: è l’Emmanuele, il Dio con noi.

Quante volte mi capita d’incontrare nelle classi giovani con un così grande desiderio di cose belle ma immersi in un pensiero limitante dell’annientarsi a vicenda, in nome di una moda che vede l’altro con diffidenza e che porta a pensare di «non valere nulla».

Davanti a questo scenario appare in tutta la sua forza il «Fiat» di Maria, pronunciato con tante paure legate al futuro ma con la speranza di profezia compiuta che quella vita che iniziava a crescere dentro di Lei sarebbe stata Causa di Gioia per il mondo intero.

Come Insegnante di Regione mi rapporto spesso con tanti adolescenti immersi in smarrimenti civili, morali, esistenziali, che vagano senza una meta, senza alcuna fiducia nel futuro, professanti l’unica fede del «tutto e subito». 

Di fronte a queste realtà siamo chiamati ad aiutare i nostri giovani a ripetere con fiducia il «Fiat» della loro realizzazione, ad accogliere il futuro lasciandosi sorprendere da quanto la loro vita sia capace di donare al mondo un verso indelebile.

Risuonano le parole di papa Francesco: «Vi chiedo di amare di più gli studenti “difficili”. E ce ne sono di quelli che fanno perdere la pazienza. Gesù direbbe: se amate solo quelli che studiano, che sono ben educati, che merito avete?”».

Chiediamo al Signore l’umiltà di dire «mi ero sbagliato», davanti a un giovane del quale eravamo certi non sarebbe mai cambiato, rinnoviamo il nostro «Fiat» su di lui; chiediamo di essere dono di speranza per coloro che incontriamo sul nostro cammino, per «rallegrarci» insieme nel vedere cuori che ritornano a credere nei sogni, e toccare con mano, come Maria, che «Nulla è impossibile a Dio!».

Buon Natale! 

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