Il caro Sardegna frena l’economia

Prezzi eccessivamente alti scoraggiano l’arrivo di vacanzieri

Il caro Sardegna frena l’economia.

Cara Sardegna. Non è l’inizio di un qualche verso ma la constatazione di come nella nostra Isola i prezzi siano più alti rispetto al resto d’Italia. 

Lo sanno bene i connazionali che avrebbero desiderio di venire sull’Isola per trascorrere le loro ferie ma i costi proibitivi denunciati dalle associazioni dei consumatori non lo permettono. 

La concentrazione dei vacanzieri in poche settimane, tra luglio e agosto, di fatto agevola l’azione di chi tende a far rialzare i prezzi. 

Così chi sceglie la Sardegna lo fa solo per pochi giorni, massimo 5-6, spesso in strutture extra-alberghiere, i cui costi sembrerebbero essere più contenuti rispetto agli hotel. 

Federalberghi ha però chiesto di verificare se quelle aziende rispettino le normative previste per legge. 

Un discorso a parte è quello dei trasporti da e per l’Isola, i cui costi sono diventati esorbitanti, specie in aereo con i prezzi saliti alle stelle. 

Anche il Governo ha convocato i responsabili delle compagnie aeree per verificare come, a fronte di una diminuzione del prezzo dei carburanti, i costi dei voli continuino a crescere. 

Per la nostra Isola c’è poi il discorso continuità aerea, che sembra non rispondere alle esigenze dell’utenza. Anche in questo caso la Regione ha chiesto lumi sia alle compagnie che all’Esecutivo.

Questa serie di problemi conferma come sia più che mai urgente l’applicazione del principio di insularità, da mesi inserito in Costituzione e di cui non c’è traccia all’atto pratico.

Non un euro in più di compensazioni sembra essere arrivato nella casse regionale per ovviare alle evidenti disparità che i sardi vivono rispetto al resto d’Italia.

Lo stesso Comitato promotore che si è adoperato per far approvare al Parlamento la riforma costituzionale, ha denunciato la mancata applicazione della norma.

Finché non ci sarà una reale parità con le altre parti del Paese, la Sardegna resterà una bella terra, ricca di storia e di cultura, oltre ad essere di una straordinaria bellezza, senza che però possa essere messa in grado di esprimere tutte le potenzialità, perché ha pesanti carenze infrastrutturali che ne frenano lo sviluppo, oltre a una macchina amministrativa regionale che andrebbe migliorata.

Lo ha denunciato anche la Cna, sabato scorso, presentando il ricerca «Sardegna 2023, scenari strategici per lo sviluppo delle piccole e medie imprese al tempo del Pnrr».

L’organizzazione degli artigiani ha sollecitato una migliore operatività della macchina amministrativa regionale, coprendo i vuoti nella direzione tecnica di assessorati strategici e del Centro regionale di programmazione.

In queste condizioni di carenze strutturali, di trasporti a prezzi così elevati, di burocrazia che rallenta l’attività imprenditoriale, lo sviluppo è decisamente frenato, con costi non solo economici ma anche sociali che incidono fortemente sulla vita dei sardi.

Da qui l’invito che anche la Cna ha fatto nei giorni scorsi ad una azione capace di portare al miglioramento dei processi produttivi, della tecnologia, dell’organizzazione e dei modelli gestionali.

L’esito di questa azione permetterebbe di recuperare circa 10 punti percentuali di Pil, pari a 3 o 4 miliardi di euro.

La strada è stata indicata: ora occorre percorrerla per il bene dei sardi e anche di chi in Sardegna vorrebbe venirci sia per lavorare che per riposare.

Il caro Sardegna frena l’economia.

Roberto Comparetti

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