Non ci sarà ripresa economica senza un effettivo rilancio del valore umano del lavoro L’annuale messaggio della commissione Cei per il 1° maggio

PastoraleBisogna che politici, amministratori pubblici e governo nazionale, che si ingegnano in mille modi e con artifici finanziari più diversi per far uscire l’Italia dalla crisi, se ne facciano una ragione: «Nessuna reale ripresa economica sarà possibile senza che sia riconosciuto a tutti il diritto al lavoro e promosse le condizioni che lo rendano effettivo». La Conferenza episcopale italiana lo dice con chiarezza nel tradizionale messaggio per la giornata del 1 maggio della Commissione per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. È necessario che questo riconoscimento arrivi al più presto perché ci sono forti segnali che la pazienza dei giovani è quasi al limite.

La precarietà lavorativa interessa anche la Sardegna, travolta dagli effetti devastanti della crisi sulla  sua debole economia. Lo dicono i numeri: oltre 450 mila tra disoccupati e inoccupati, un giovane su 4 disperso scolasticamente, 81 mila sardi non  studiano e non lavorano. I dati di consuntivo Istat del 2016 certificano una Sardegna con il tasso di disoccupazione, pari al 17,3%, di fatto in linea con l’anno precedente, migliore del 19,6% del Mezzogiorno, ma lontano dall’11,7% nazionale. Tasso di occupazione in Sardegna al 50,3% (562 mila unità occupate, circa 3 mila in meno dell’anno precedente), contro il 43,4% del Mezzogiorno e il 57,2% nazionale. Dietro questi dati ci sono vite concrete. «Ci  interpellano scrivono i vescovi le storie dei giovani che non trovano la possibilità di mettere a frutto le proprie qualità, di donne discriminate e trattate senza rispetto, di adulti disoccupati che vedono allontanarsi la possibilità di una nuova occupazione, di immigrati sfruttati e sottopagati».

Il lavoro costituisce una delle frontiere dell’evangelizzazione sin dagli inizi del cristianesimo. San Paolo scrive: «Lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno abbiamo annunziato il Vangelo di Dio» (1Ts 2,9). In  questa direzione si muove la preparazione della prossima Settimana sociale dei cattolici italiani che si svolgerà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre col tema: «Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale». 

Il testo paolino richiama due aspetti che valgono anche nelle attuali circostanze: il tema della giustizia e del senso del lavoro. C’è prima di tutto una questione di giustizia. «Se il lavoro oggi manca – si legge nella nota della Commissione episcopale – è perché veniamo da un’epoca in cui questa fondamentale attività umana ha subito una grave svalorizzazione. La “finanziarizzazione” dell’economia, con lo spostamento dell’asse degli interessi dal profitto derivante da una produzione in cui il rispetto del lavoratore era imprescindibile alla crescita dei vantaggi economici provenienti dalle rendite e dalle speculazioni, ha reso il lavoro quasi un inutile corollario, oppure oggetto di sfruttamento».

C’è poi una seconda questione legata al senso del lavoro. «Il lavoro, infatti, ha una tale profondità antropologica – aggiungono i vescovi – da non poter venire ridotto alla sola, pur importante, dimensione economica.  Secondo la tradizione cristiana, il lavoro è sempre associato al senso della vita; come tale esso non può mai essere ridotto a “occupazione”». È questo un tema quanto mai centrale oggi di fronte alla sfida della digitalizzazione. 

«La questione della giustizia e quella del senso – dicono i vescovi – sono strettamente intrecciate tra loro. Infatti è solo laddove si riconosce la centralità del lavoro che si può generare un valore economico realmente propulsivo per l’intera comunità». Questo riconoscimento va costruito, diventa un fatto culturale, cominciando a ordinare i diversi ambiti della vita personale e sociale. A cominciare dalla scuola, primo investimento di una società che pensa al proprio futuro. Importante anche è il ruolo delle imprese e la promozione della nuova imprenditorialità che può vedere protagonisti soprattutto i giovani. La prossima settimana sociale di Cagliari vedrà la Chiesa italiana dare un contributo effettivo al nostro Paese, affinché sia finalmente riconquistata la centralità del valore del lavoro.

Mario Girau

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