Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo»

XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». 

Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 

Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 

E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.

E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.

Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo.

Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

(Mc 8, 27-35)

Da questo numero sarà fra Fabrizio Congiu, francescano cappuccino, docente di Teologia spirituale alla Facoltà teologica, a commentare il Vangelo. Il grazie a don Walter Onano per il servizio reso nelle settimane prima della pausa.

Commento a cura di Fabrizio Congiu

«La gente chi dice che io sia?».

Se dovessimo porre la stessa domanda alla gente di oggi, molto probabilmente avremmo la stessa varietà di risposte.

Gesù però è interessato alla risposta dei suoi discepoli: «Voi chi dite che io sia?», egli vuole sapere da coloro che vivono con Lui che tipo di consapevolezza hanno acquisito.

Vivere al seguito di Gesù, per i suoi discepoli, non è soltanto un cammino fisico, ma anche e soprattutto un cammino interiore, di conversione del cuore e di progressiva conoscenza di chi sia Lui.

Ponendo due diverse domande, una per la gente e una per i suoi discepoli, Gesù mostra la sua attenzione particolare per chi ha fatto una scelta di vita orientata alla Sua sequela, centrata sulla relazione con Lui.

Gesù non cerca il successo delle folle, ma desidera vivere una relazione profonda con coloro con i quali condivide la quotidianità.

La risposta di Pietro raccoglie le risposte di fede di tutti gli uomini come possiamo meglio comprendere dal brano parallelo di Matteo.

La fede nel Cristo dunque, passa attraverso questa crescente comprensione che Gesù è Dio, è il Cristo.

In effetti c’è il rischio, continuamente latente, che si cammini al seguito di Gesù senza credere che egli sia Dio, come una religione vuota, magari colma solo di segni esteriori che non penetrano nel cuore del seguace, e non portano il frutto della conversione.

È il rischio che corre quella donna che urlò «Beato il grembo che ti ha allattato», alla quale Gesù rispose: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica».

È il rischio di colui che sotterrò il talento perché aveva paura del padrone, una paura generata da una concezione sbagliata di lui: «mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso». 

Dopo che il Cristo rivela il programma della salvezza strettamente legato alla sofferenza e alla morte, sempre la risposta di Pietro sintetizza la poca fede dell’umanità davanti alla volontà di Dio: “tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. 

Per Gesù la rivelazione di ciò che gli accadrà – sofferenza, morte e resurrezione – è talmente importante e centrale per le sorti di ogni essere umano, che rivolge a Pietro un appellativo che non fu rivolto neanche a Giuda: Satana!

Attraverso questo grave rimprovero, Gesù fa ben comprendere che quando la fede non è orientata alla volontà del Padre, come ricordato molto bene nella preghiera del Getsemani, è addirittura un ostacolo al disegno divino.

Non è facile prendere ogni giorno la propria croce, occorre vegliare perché non prevalgano i rigurgiti dell’uomo vecchio, quel “sé stesso” da rinnegare quando è superbo, egoista e oppositore nei confronti degli impulsi dello Spirito.

L’uomo vecchio di cui parla san Paolo nelle sue lettere, e che alberga in ogni essere umano come conseguenza del peccato originale, fatica a perdere, in nome di Cristo e del Vangelo, tutti quegli attaccamenti materiali e interiori che non permettono la salvezza secondo il disegno che Dio ha rivelato nel Cristo, non permettono una vera relazione con Lui.

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