Più giovani, più futuro

L’intervento del Presidente della Fondazione per la natalità, Gigi De Palo

(Foto Siciliani-Gennari/Sir)

Non so voi, ma io non voglio rassegnarmi a un Paese dove, secondo le proiezioni dell’Istat, nel 2050 potrebbero esserci solo 100 giovani ogni 300 anziani.

Attualmente la fotografia del nostro Paese è desolante: una popolazione sempre più anziana, con meno potenziali genitori, un mercato del lavoro sempre più difficile per i giovani e un tasso di permanenza a casa con i genitori ben oltre la media europea.

L’immagina vista dalla Sardegna è ancor più drammatica, con un record di negatività (-2,3 per cento dal 1° gennaio 2020, -1,3 la variazione a livello nazionale. Fonte Istat 2023) che fa dimenticare l’alta speranza di vita che ha sempre contraddistinto questo territorio.

«Perché non si riesce a frenare questa emorragia di vita?”, si è chiesto papa Francesco intervenuto lo scorso 10 maggio alla quarta edizione degli Stati generali della Natalità, l’evento che da cinque anni organizziamo con la Fondazione per la natalità, un organismo indipendente, senza alcun partito o «qualcuno di potente» dietro, composto da mamme, papà e persone appassionate di Bene Comune (e, vi assicuro, la motivazione di avere a cuore il presente e il futuro dei giovani è davvero l’unica forza che abbiamo!), che prova a fare da pungolo sul tema della natalità, la nuova emergenza sociale, cercando di uscire dalla dialettica destra/sinistra, andando oltre categorie ormai logore tipiche del secolo scorso, perché la natalità è un tema che unisce, in gioco c’è il futuro di ciascuno di noi, a prescindere da ideologie e appartenenze.

E allora, noi non ci rassegniamo al declino del nostro Paese.

Non ci rassegniamo a vedere andare via i nostri figli.

E non vogliamo vivere questo tempo con angoscia, ma con la consapevolezza e la responsabilità di chi sa che il futuro non va aspettato, ma costruito.

Non si tratta di convincere i giovani, le giovani coppie, le famiglie, le donne a fare più figli, ma di mettere ciascuno nelle condizioni di decidere liberamente cosa fare della propria vita.

Oggi non è così perché la nascita di un figlio, purtroppo, è una delle prime cause che incide sulla povertà in Italia. 

Quindi oggi è libero di non fare i figli chi i figli non li vuole.

Ma non è altrettanto libero di fare i figli chi i figli li vorrebbe, perché non è messo nelle condizioni di averne.

Questo perché abbiamo perso oltre trent’anni a dibattere sulle possibili cause della denatalità, a fare analisi cervellotiche, allarmarci e commentare i dati, senza trasformarli in impegno politico. 

Abbiamo perso troppo tempo e adesso non c’è più tempo.

Se non facciamo niente, quando crolleranno il sistema sanitario, il sistema previdenziale, il Welfare e il Pil, a rimetterci saranno i giovani, ma anche i più fragili e i più poveri.

Non ci interessa trovare il responsabile di quello che non è stato fatto, ma vogliamo trovare i protagonisti coraggiosi di quello che si potrà fare da adesso in poi, facendo squadra tutti insieme.

Magari attraverso un’Agenzia per la Natalità, neutra ma non neutrale, che trasformi questo tema che è decisivo per il futuro del Paese in un obiettivo che vada oltre la durata dei Governi.

Perché i governi passano, ma i nostri figli restano.

E, attenzione, non servono figli per pagare le pensioni. 

I figli non sono frutto di un ragionamento utilitaristico.

I figli sono desiderio, dono, amore che si trasmette.

I figli sono il segnale di un Paese che torna a desiderare e ad amare. 

Gigi De Palo – Presidente Fondazione per la Natalità

RIPRODUZIONE RISERVATA
© Copyright Il Portico