Ridare linfa all’Annuncio con il cammino sinodale

Riflessioni alla luce della Assemblea Generale della CEI

Cammino sinodale, conversione pastorale, vicinanza a chi soffre. Sono gli aspetti più rilevanti messi in luce dal Comunicato finale dell’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, svoltasi a Roma dal 22 al 25 novembre. 

Aprendo i lavori con un incontro riservato ai Vescovi papa Francesco ha insistito, si legge nel Comunicato, sul fatto che «la prossimità, la cura, l’ascolto e l’accoglienza […] devono essere il biglietto da visita delle comunità cristiane».

Una parte importante dell’Assemblea è stata riservata ai lavori dei gruppi sinodali formati dai Vescovi, che si sono concentrati sull’interrogativo fondamentale del Sinodo universale, dedicato al «camminare insieme» della Chiesa, condizione necessaria per l’annuncio efficace del Vangelo. 

Dal confronto «è emersa con forza l’esigenza di abbandonare ogni auto-referenzialità, favorendo il coinvolgimento dei laici e l’ascolto attento di tutti battezzati, specialmente di coloro che non frequentano o hanno sopito il fuoco del Battesimo».

I Vescovi «hanno evidenziato l’importanza di aprire il cuore e l’orecchio a quanti, per diversi motivi, sono rimasti ai margini della vita ecclesiale». Il nostro «è il tempo del coraggio e della profezia, fondamentali per colmare quella distanza che separa il Vangelo dalla vita e per riorganizzare la speranza, in una società che corre veloce lasciando spesso indietro i più deboli».

Il percorso sinodale è un appello alla «conversione personale e comunitaria, “conditio sine qua non” per ridare linfa all’annuncio e vigore a un tessuto ecclesiale e sociale sfibrato e vecchio».

Si tratta di dare «spazio alla creatività di ciascuno, attivando percorsi che puntino alla comunione: con il povero, con lo straniero, con chi è disorientato, con chi cova rabbia, con chi non crede o ha perso la fede, con chi ha fede solo nella scienza, con chi si sente lontano, con chi professa un’altra religione o appartiene ad un’altra tradizione cristiana».

Non deve essere trascurato, allo stesso tempo, un esercizio di ascolto interno al mondo ecclesiale, che coinvolga presbiteri e laici.

L’obiettivo è quello di proseguire nella «ricezione dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II», per diventare «una Chiesa più evangelica, meglio innestata nella vita della gente».

In una prospettiva di attenzione alla vita concreta delle persone è possibile comprendere il rilievo dato dai Vescovi alla vicinanza a chi soffre.

Ciò riguarda anzitutto la questione della pandemia, con le sfide legate alle emergenze sanitaria, sociale ed economica. 

Non è accettabile, si afferma nel Comunicato, rimanere indifferenti anche al «dramma dei migranti che si consuma sia sulle rotte marittime sia su quelle terrestri, alle porte dell’Europa e ai confini tra gli Stati».

Stare accanto ai più deboli per la Chiesa «è una scelta che si rinnova ogni giorno nella verità e nella carità».

In quest’ottica nel Comunicato si ricorda che la sacralità della vita umana non viene meno «neppure quando la malattia e la sofferenza sembrano intaccarne il valore».

Avere compassione di un malato «significa sostenerlo con terapie adeguate e con affetto, restituendogli la speranza nel Cristo medico, che guarisce e salva».

Per queste ragioni la Presidenza della Cei ha rilanciato la richiesta di applicare la legge sulle cure palliative e la terapia del dolore, «tecniche capaci di ridare dignità alla vita dei malati».

Durante l’Assemblea Generale è stato condiviso un aggiornamento sulle iniziative «messe in campo per contrastare la piaga degli abusi sui minori e le persone vulnerabili». 

La Chiesa «vuole essere sempre accanto a tutte le vittime, alle quali intende continuare a offrire ascolto, sostegno e vicinanza, non dimenticando mai la sofferenza che hanno provato». 

Non va dimenticato che il Cammino sinodale, come ha indicato il cardinale Bassetti nella sua introduzione, costituisce un’occasione propizia per «tenere il diaframma del cuore il più aperto possibile», così da «mostrare il volto misericordioso della Chiesa». 

Don Roberto Piredda

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