Uomo di poca fede, perché hai dubitato?

XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Dal Vangelo secondo Matteo

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla.

Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare.

Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura.

Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Pietro allora gli rispose: «Signore, Se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque».

Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.

Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».

E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

Appena saliti sulla barca, il vento cessò.

Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

(Mt 14,22-33)

Commento a cura di Francesca Diana

Il Vangelo di questa domenica si apre con la fuga di Gesù dalle folle appena saziate da un pane inspiegabilmente moltiplicato, o meglio, condiviso senza mai esaurire e dall’energico richiamo ai discepoli entusiasti d’essere compagni privilegiati di un Signore straordinariamente prodigioso. 

Gesù, invece, estraneo da sentimenti di gloria sente in cuore un’unica necessità, la sola che sostiene e narra la verità della sua vita: ritirarsi in solitudine per nutrirsi e fortificarsi della relazione intima con il Padre. 

Mentre la barca dei discepoli è in preda ai marosi, Gesù, scambiato per un fantasma, cammina sulle acque del mare presentandosi già come il Cristo della resurrezione che domina le potenze del caos e del maligno e con la sua voce rassicurante incoraggia gli amici impauriti. 

Pietro, spinto dal desiderio di raggiungere il maestro, si fa avanti.

Forse memore del successo poco prima vissuto con la moltiplicazione dei pani confida in un miracoloso ribaltamento della situazione: mare piatto, brezza piacevole e compiacimento dei compagni e, perché no, anche del Signore. 

Il discepolo, come accade a noi, spera che insieme al Maestro le circostanze avverse diventino favorevoli, le difficoltà cessino, mentre violentemente e amaramente constata l’invariabilità della situazione e l’insufficienza delle sue capacità per questo gesto umanamente impossibile.

Concentrato sulle sue sole forze e deluso dal mancato intervento divino, affonda anziché sollevare lo sguardo e affidarsi al Signore di cui, deve ammettere, non ha ancora compreso la profonda identità.

Solo nel momento in cui, terrorizzato, trova la forza di gridare: «Signore salvami!», Gesù lo richiama alla verità di se stesso, come se gli dicesse: Pietro, la fede che corre nelle tue vene è poca e instabile, fidati di me e dubbio e paura verranno meno; ciò che è impossibile agli uomini, a Dio è possibile (cf Mt 19,26).

Inizia a sperimentare che la fede non offre corsie preferenziali e facilitate, ma permette di camminare al buio, in mezzo a tante avversità, con la sola sicurezza della presenza del Signore.

In quella barca, da sempre immagine della Chiesa, i discepoli sperimentano la vulnerabilità umana e la paura che blocca la vita sino a quando la persona di Gesù trasforma la tempesta in calma e spalanca il cuore degli amici che riconoscono la sua vera identità – domanda di fondo che attraversa questi capitoli – confessandone potenza e sovranità: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». 

Pietro è nostro compagno.

La vita di ciascuno di noi si gioca tra la spinta a consegnarci totalmente a Dio affamati di salvezza e il rischio di perdere qualcosa, il timore di affogare, fallire.

Questa condizione va attraversata e vissuta con piena consapevolezza e non elusa poiché il Signore si manifesta proprio lì, in mezzo alle tempeste delle nostre notti, senza eliminare, come desidereremmo, venti contrari e timori.

Là, dentro il terrore di perdere la vita, scontrandoci con povertà e fallimenti e riconoscendo Gesù come Signore della nostra esistenza, viviamo l’esperienza d’esser salvati. 

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