Vide Simone e Andrea, erano pescatori

III Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Dal Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.

Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti.

E subito li chiamò.

Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

(Mc 1, 14-20)

Commento a cura di Walter Onano

Nella pagina del Vangelo di questa domenica, Marco presenta Gesù che con il suo agire compie la profezia di Isaia. Inizia il suo ministero dalla terra di Zabulon e di Neftali, Galilea delle genti.

Egli si rivolge alle pecore perdute della casa d’Israele con un invito: «Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino».

Gli ultimi versetti sono la risposta pratica all’annuncio di conversione in vista della realizzazione del Regno.

Risposta che implica un lasciare, un abbandonare per seguirlo.

Stiamo celebrando in questi giorni la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani.

La ricerca dell’unità non deve essere però limitata ad una settimana.

Si devono trovare più opportunità per esprimere il senso di comunione in atto tra le Chiese e per pregare insieme per la piena unità.

È il volere di Cristo.

L’unità dei cristiani deve costituire il paradigma dell’unità del genere umano.

Forse la parola del Vangelo odierno è proprio la risposta divina alla nostra fatica di comunione. «Convertitevi!».

L’Eucaristia è sacramento dell’unità.

Ma purtroppo i cristiani sono divisi, proprio nel sacramento dell’unità. 

Tanto più, dobbiamo, sostenuti dall’Eucaristia, sentirci stimolati a tendere con tutte le forze a quella piena unità che Cristo ha ardentemente auspicato nel Cenacolo.

Dobbiamo ribadire la nostra volontà di lavorare con tutte le energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo.

Di certo coscienti che per questo non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti, occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il presupposto di ogni progresso sulla via dell’ecumenismo.

Tutti siamo chiamati a prendere con decisione la strada di quell’ecumenismo spirituale, che nella preghiera apre le porte allo Spirito Santo, che solo può creare l’unità.

Ascoltando la Parola possiamo orientarci nelle nostre scelte di fede, favorendo il raccordo tra fede e vita, che, a volte, può apparire così carente.

La fede sembra una dimensione da vivere in senso rituale, mentre la vita spesso procede seguendo binari propri.

Per evitare questa frattura siamo chiamati a decisioni coerenti con il nostro essere cristiani.

Gesù che si definisce «Luce del mondo» ci dice che attraverso di Lui, la sua Parola e la sua testimonianza, noi, l’umanità possiamo passare dal buio della notte alla luce del giorno, da una visione della vita legata al presente e al passato ad una visione proiettata al futuro, al nuovo, dove l’amore di Dio e degli uomini vince sulle tenebre.

La chiamata di Dio ha sempre in sé qualcosa di unico ed emozionante.

Nei visi e negli occhi di chi l’ha sperimentata c’è una luce particolare.

Questo lo sanno i discepoli della prima ora.

Questo lo sa l’innumerevole schiera di coloro «che hanno lasciato tutto per seguirlo» più da vicino.

Gesù ha portato la luce nel mondo, che fa vedere nuove tutte le cose e, chi decide di seguirlo acquista una vita nuova, perché l’amore contrasta il male, agisce sui cuori più duri e guarisce. Il cristiano ha un dovere irrinunciabile: cercare l’unità.

E l’amore che ci ha insegnato Gesù è unico: «dare la vita per i propri amici».

Per questo l’Eucarestia, il Sacrificio di Cristo, è il fondamento dell’unità.

È, come ci ricorda il Concilio, «Fonte e culmine di tutta la vita della Chiesa».

Perciò pregare per l’Unità dei cristiani non è una perdita di tempo, ma un impegno serio e responsabile di ogni figlio di Dio, di ogni fratello in Cristo, perché pregando per l’umanità intera, il cristiano prega per la realizzazione della sua stessa famiglia secondo il cuore e il desiderio del Signore.

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