«Pace a voi!» è il primo messaggio del Risorto

L’Arcivescovo chiede di pregare per la pace

«Pace a voi!».

Sono le prime parole del Risorto ai discepoli (Lc 24,36; Gv 20,29). 

La Pasqua di quest’anno è segnata dall’orrore per le notizie che giungono dall’Ucraina.

In Europa, a due ore di aereo da noi, si rivedono esplosioni causate dai bombardamenti, segni di torture, fosse comuni, sofferenze che non risparmiano  donne e bambini. 

Non abituiamoci al male. 

Quei corpi martoriati sono di uomini come noi, sono di nostri figli, fratelli, padri e madri. È Gesù che continua a soffrire in loro, a sudare gocce di sangue che cadono a terra (Lc 22,44).

Questa guerra ci riguarda e fa paura, anche perché mobilita forze che attraversano tutto il mondo e cercano l’egemonia sui popoli, minacciando di mettere in campo la capacità distruttiva degli attuali arsenali militari. 

Non possiamo voltarci dall’altra parte, non vedere e udire. 

Lo sguardo dei bambini che con le loro mamme lasciano, con pochi bagagli, il confine in cerca di un rifugio, chiedono il nostro impegno a favore del bene prezioso della vita e dell’inviolabile dignità dell’uomo.

La volontà di morte che si scatena con la guerra è radicata in uno squilibrio radicale che avvelena il cuore dell’uomo, abitando anche le nostre società e le nostre case. 

Sentiamo nostre le parole di un grande Padre della Chiesa, Giovanni Crisostomo:

«Noi chiediamo la pace in ogni momento: niente infatti sta alla pari di essa… perché la pace è la madre di tutti i beni, ed è proprio questo il fondamento della gioia».

Chiediamo la pace come fondamento della gioia. Il Signore è salito sulla croce ed è risalito dagli inferi per salvare tutto l’uomo e tutti gli uomini da questa debolezza mortale.

La pace del Risorto dona la bellezza e la pienezza della vita, la riconciliazione e il perdono.

Gesù Cristo è la nostra pace perché ha vinto la morte, perdonato il male, abbattuto il muro di separazione che ci separa, l’inimicizia» (Ef 2,14). 

Questa pace è un dono, che non ci stanchiamo di invocare dalla misericordia di Dio ed è affidata alla nostra responsabilità, perché vive della testimonianza della verità, è opera della giustizia, frutto dell’amore e del perdono.

Per tale ragione, Gesù invia i suoi discepoli per far scendere la pace in ogni casa (Lc 10,5) e chiama beati gli operatori di pace (Mt 5,9). 

Auguro a tutti la gioia di accogliere il dono pasquale della pace, il gusto di custodirla con cura e la passione di promuoverne l’instaurazione in noi, nei nostri ambienti, nel mondo intero.

«Oh, pace amata, dolce realtà e dolce nome» (Gregorio di Nazianzio). 

+ Giuseppe Baturi – Arcivescovo

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